Riforma del mercato del lavoro si riparte dalle retribuzioni
27 gennaio 2012
Riforma del mercato del lavoro si riparte dalle retribuzioni
La trattativa sulla riforma del mercato del Lavoro riprende la prossima settimana. L'incontro parti sociali-governo verra anticipato dal vertice tra Confindustria e i sindacati. Accantonata la modifica dell'articolo 18 e l'abolizione della cassa integrazione, i lavori ripartiranno dall'aumento salariale: oggi le retribuzioni italiane sono tra le piu basse d'Europa. Ed e stata proprio la titolare del dicastero del Welfare, Elsa Fornero, a spiegare che la riforma del lavoro doveva partire dall'aumento degli stipendi. In tempi non sospetti - era lo scorso 20 dicembre - la Fornero affermava che . Detto, fatto. Adesso il tavolo di trattativa tra il governo e le parti sociali (mondo delle imprese - Confindustria in testa - e i quattro sindacati confederali: Cgil, Cisl, Uil e Ugl), dopo uno stop di alcuni giorni, in cui e stato cassato il tema dell'articolo 18 e la soppressione della Cig, riprendera partendo dallo studio di misure in grado di rilanciare il potere d'acquisto dei lavoratori. Tutti concordano che la situazione salariale italiana e diventata insostenibile. Con il passare degli anni, invece di crescere, il reddito delle famiglie e diminuito. Secondo la Banca d'Italia, tra il 1991 e il 2010, il salario medio e calato del 2,4 per cento in termini reali. Due anni fa, il reddito familiare, al netto delle imposte, e risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. Numeri che collocano il nostro Paese in fondo alla classifica Ue: le famiglie italiane guadagnano il 39,6 per cento in meno di una famiglia media europea. Un aggravante, considerando che in Italia il costo della vita e ben superiore a quello di altri Paesi. Da noi l'impatto sul reddito e pari all'83 per cento, in Germania il costo della vita pesa per il 43 per cento del reddito, in Francia il 58 (mediamente in Europa l'impatto si attesta al 68 per cento del reddito). Come superare questo divario? C'e chi propone di introdurre con la riforma del lavoro il cosiddetto "salario minimo garantito": la piu bassa paga oraria, giornaliera o mensile che i datori di lavoro devono per legge corrispondere ai dipendenti. Ma la proposta e stata gia bocciata preventivamente dal leader degli industriali, Emma Marcegaglia: no al salario minimo e si al mantenimento dell'attuale assetto degli ammortizzatori, Cig straordinaria e mobilita, . Anche le organizzazioni dei lavoratori non digeriscono il "salario minimo". Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, . Dalla Cgil fanno sapere che . Insomma, la questione e molto complessa. Ma tra i piu noti giuslavoristi italiani (molti dei quali consultati dalla stessa Fornero) arrivano altre soluzioni. Secondo il deputato pdl Giuliano Cazzola, l'aumento dei salari puo avvenire attraverso misure fiscali. Il concetto e chiaro: nell'ambito della contrattazione collettiva, bisognerebbe introdurre in busta paga voci salariali legate alla produttivita che godono, pero, di una tassazione di favore al 10 per cento. Cazzola propone anche di estendere il "welfare aziendale" a tutti i lavoratori dipendenti: in sostanza, tutte le prestazioni sociali - dalle assicurazioni sanitarie agli asili nido, fino ai libri di testo - sono a carico del datore di lavoro. Pura utopia? Per nulla. In commissione Lavoro del Senato, dopo due anni e mezzo di sospensione, si e sbloccato l'iter del disegno di legge bipartisan (Castro-Ichino-Treu) . Questo ddl racchiude le proposte di Cazzola e ne aggiunge altre, come il , l'istituzione di forme di , la partecipazione dei lavoratori e l'. Il ddl se riuscisse a passare il vaglio del Senato entro febbraio, potrebbe diventare legge (dopo l'ok della Camera) gia a giugno. La proposta potrebbe anche essere assorbita dalla riforma Fornero.
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