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<Ammortizzatori, così per due anni>

27 gennaio 2012
<Ammortizzatori, così per due anni>

Nicoletta Picchio Giorgio Pogliotti ROMA Un incontro con i sindacati la prossima settimana, martedì o mercoledì. Ad annunciarlo è la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia (oggi e domani sarà fuori Italia, al forum di Davos). Ed è la stessa Marcegaglia a sottolineare possibili sintonie: «Su alcuni punti mi pare che abbiamo visioni comuni, come sugli ammortizzatori sociali ed anche sulla flessibilità in entrata. Su altri punti vedremo». È sulla flessibilità in uscita che le posizioni sono distanti: per il sindacato l'argomento è tabù, per la presidente di Confindustria invece no. «Vogliamo parlare anche di flessibilità in uscita. Vedremo», ha detto ieri, dopo la giunta di Confindustria. La trattativa in corso con il Governo è stata uno degli argomenti discussi sia nella giunta che nel direttivo di martedì. La Marcegaglia ha ribadito le stesse perplessità espresse lunedì, dopo l'incontro con il Governo, sia sulla riforma degli ammortizzatori sociali che sul salario minimo. «In una situazione come quella italiana il salario minimo rischia di disincentivare il lavoro. Abbiamo un tasso di occupazione troppo basso, rischiamo di avere a salario minimo 20 milioni di persone. Comunque, siamo disponibili a ragionare». Lo stesso atteggiamento che la Marcegaglia ha nei confronti della riforma degli ammortizzatori sociali: «Siamo aperti a discuterne in modo serio, con i numeri. Non erigiamo nessuna barriera contro. Ma ci teniamo a dire che per i prossimi due anni e mezzo dobbiamo avere a disposizione tutti gli strumenti che abbiamo perchè avremo molte ristrutturazioni da gestire», cioè cassa integrazione ordinaria, straordinaria e mobilità, «cose che oltretutto ci autofinanziamo». Per il futuro, disponibilità a ragionare su soluzioni diverse: «verificare se può essere più efficiente quello che propone il ministro, con cig ridotta, sussidi di disoccupazione, salario minimo». L'ostacolo più grande tra le parti è la flessibilità in uscita. Tra gli imprenditori si sottolinea anche l'esigenza di affrontare il tema della certezza del diritto e di una migliore definizione legislativa delle motivazioni economiche del licenziamento. La riforma comunque deve avere come obiettivo la crescita e l'occupazione. È l'impegno del Governo, è ciò che pensa Confindustria. E su questo punto si è soffermata la Marcegaglia aprendo nel pomeriggio il road show dei vertici di Expo 2015 con le aziende di Unindustria (Roma e Lazio): «Nei dibattiti in Europa si sente parlare di austerità, controllo del deficit, parole che condividiamo: ma mancano parole come sviluppo, crescita, più occupazione», ha detto la presidente di Confindustria sottolineando l'importanza di occasioni come Expo 2015, un evento su cui il sistema confindustriale si è impegnato con un ruolo ad hoc, Progetti speciali, affidato a Diana Bracco. Condivide la posizione di Confindustria sugli ammortizzatori, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Ha ragione il presidente di Confindustria Marcegaglia, quando sostiene di essere contraria ad interventi come il salario minimo al posto della cassa integrazione afferma. L'Italia è il paese che meglio di altri in Europa ha saputo attutire gli effetti della crisi economica, grazie al ruolo degli ammortizzatori sociali che vengono integralmente finanziati dalle imprese e dai lavoratori». In vista della ripresa del confronto Bonanni domanda al ministro: «Se tutte le parti sociali difendono l'attuale modello che ha funzionato e funziona bene, non si capisce proprio perchè bisognerebbe mettere tutto in discussione. La riforma del mercato del lavoro non può diventare un concorso progetto o una esercitazione accademica». Per il leader della Cisl «tocca alle parti sociali discutere e regolare le materie del mercato del lavoro», ed il Governo «farebbe bene ad accompagnare questo confronto con saggezza ed equilibrio istituzionale, senza invasioni di campo o fughe in avanti». La frenata di martedì scorso del ministro del Lavoro Elsa Fornero sull'abolizione della cassa integrazione straordinaria, non serve a rassicurare il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: «Credo non ci sia nessuna ragione in terra per intervenire in questo momento su uno strumento come la Cigs sostiene. Siccome ho sentito dire a quel tavolo che se ne poteva fare a meno, mi attendo che al prossimo incontro ci venga detto che non è così». La Cgil chiede su twitter se «il ministro Fornero ha sbagliato lavoro», contestando il metodo seguito al primo round di Palazzo chigi: «Non ho visto al tavolo l'attitudine negoziale essenziale per affrontare un tema delicato come il mercato del lavoro aggiunge Camusso. A un tavolo negoziale non ci si può presentare con un foglietto dove poi noi possiamo mettere solo le virgole e i trattini». RIPRODUZIONE RISERVATA

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